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Israele al voto. Testa a testa tra Netanyahu e Gantz.

L’esito del voto di ieri giorno delle seconde elezioni anticipate del 2019 in Israele, potrebbe consegnare nuovamente un Paese in stallo al premier uscente Benjamin Netanyahu, a caccia di preferenze e con i sondaggi che danno il suo partito, il Likud, nuovamente testa a testa con quello del generale Benny Gantz. Né Blu Bianco, la formazione centrista dell’ex capo di Stato maggiore, né il partito del primo ministro più longevo della storia israeliana otterranno la maggioranza dei seggi, secondo gli ultimi sondaggi e sarà obbligatoria, come consuetudine nella politica israeliana, un’alleanza di governo per poter formare un esecutivo e non tornare nuovamente alle urne.

E non è detto che la nuova coalizione avrà alla guida Netanyahu, che potrebbe aver esaurito la sue sette vite, e che con il voto di domani si gioca la carriera. Il voto arriva ad appena cinque mesi dall’ultima consultazione che si è chiusa senza un chiaro vincitore lasciando Netanyahu nell’impossibilità di formare un governo, dopo che l’alleato-nemico di sempre Avigdor Liberman gli ha voltato le spalle. E’ la prima volta che gli elettori israeliani sono costretti a votare due volte in un lasso di tempo così breve. E il risultato sembra ancora una volta molto più che incerto. Secondo un sondaggio della tv pubblica Kan, il partito di Gantz e dell’alleato Yair Lapid, otterrebbe un seggio in più del Likud, 32 contro 31. Nessuno dei due partiti potrebbe formare da solo il governo, ma sarebbe necessario un esecutivo di unità nazionale per superare la quota 61, cioè la maggioranza dei seggi alla Knesset, il Parlamento israeliano.

Nel Parlamento uscente, il Likud ha 38 seggi e Blu Bianco 35. Seguono Joint List, cartello dei partiti arabi, con 10, e i due partiti dei religiosi ultra-ortodossi, Shas e United Torah Judaism, entrambi con 8 deputati, legati rispettivamente alle componenti di sefarditi e ashkenaziti. Sei seggi ciascuno per l’estrema destra di Yamina e per i laburisti (alleati ai liberali di Gesher), 5 a Yisrael Beitenu, destra nazionalista russofona, 4 a Unione democratica, sinistra laica.

(Articolo tratto da www.adnkronos.it)

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